Quando le idee si incontrano

Da dove prendono le idee le scrittrici e gli scrittori? Domanda da un milione di dollari e con un trilione di risposte possibili.

Ma cosa succede quando l’idea c’è già, quando la storia è lì che ti guarda e si lascia guardare, magari attraverso uno schermo, e a te, cara, preziosa penna, tocca l’arduo e avvincente compito di trasformarla in parole di carta?

Con quanta libertà e responsabilità bisogna fare i conti? C’è ancora margine per l’invenzione?

Stiamo parlando del fenomeno delle novelization e passiamo subito il microfono… il blog… questo spazio a Corrado Artale, che con noi ne ha pubblicate ben tre!

Quando le idee si incontrano
CIAK! Si scrive!

Quando le idee si incontrano

Una domanda che gli scrittori si sentono spesso porre è: “Da dove prendi le idee?”.

Mi risulta che Stephen King replichi con facezie piuttosto corrosive, non amando particolarmente questo tipo di curiosità.

Per Buendia Books ho pubblicato tre romanzi: La paura trema contro, … E tutto il buio che c’è intorno e Contro un iceberg di polistirolo. Si tratta di novelization, ovvero di narrazioni basate su sceneggiature originali che poi sono diventate dei film.

Per cui, alla fatidica domanda di cui sopra potrei replicare tranquillamente: “Prendo le idee dalla fervida immaginazione di Pupi Oggiano, autore dei soggetti nonché regista delle opere sopracitate”.

Questo ci conduce all’interessante e inevitabile quesito successivo: “Si tratta dunque di lavori su commissione?”. In questo caso, la risposta è no.

Diciamo la verità: negli anni ’70, le novelization erano marchette letterarie ben pagate. Un autore affermato come David Morrell, autore del romanzo First Blood da cui il regista Ted Kotcheff trasse il celebre Rambo, quale altro motivo avrebbe avuto al di fuori dei $ per pubblicare la novelization basata sullo script di Rambo 2?

Eppure, quei romanzi lì erano divertenti. Non solo perché ci trovavi la professionalità e il talento di romanzieri affermati ma perché spesso riservavano sorprese, per chi aveva già visto il film: c’erano descrizioni e situazioni talvolta assenti dalla pellicola, punti di vista inediti, perfino finali alternativi. Ciò spesso era dovuto al fatto che ci si basava sulle sceneggiature e il regista aveva apportato modifiche, prima di girare; ma a volte, probabilmente, il narratore si divertiva a metterci del suo.

Io e Pupi abbiamo iniziato quest’operazione per puro spirito nostalgico, poi pian pianino è emerso questo lato creativo da parte mia…

Corrado Artale_Paura

Con La paura trema contro mi sono confrontato non solo con la sceneggiatura, ma anche con il film già completato, che avevo visto in un’anteprima privata a casa del regista. Per cui, nel romanzo mi sono attenuto fedelmente alla narrazione filmica (mi sembrava doveroso).

Eppure, qualche libertà ho cominciato a prenderla anche qua. In parte era inevitabile, certe situazioni sono pensate appositamente per lo schermo e in ambito letterario non potrebbero funzionare; però, una modifica sostanziale l’ho inserita sul finale. Ora non posso spoilerare troppo, altrimenti il romanzo non andrete a leggerlo; posso solo anticiparvi che c’entra uno stargate, posizionato in un vano doccia casalingo (ora non chiedetemi cosa ci facesse uno stargate in una doccia: potrebbe spiegarvelo solo il regista, o magari gli extraterrestri che lo hanno progettato). Si trattava di stabilire in quale appartamento piazzarlo; la narrazione originale del film lo aveva stabilito con certezza, ma a me non stava bene perché… ecco, basta un piccolo dettaglio come la presenza di uno stargate in casa tua o di un tuo parente a fare la differenza, suggerendo sfaccettature inedite sul tuo carattere.

Quando ha letto la modifica, Pupi temeva mi fossi sbagliato e avessi letto male la sceneggiatura… gli ho spiegato il perché, che in caso diverso sarebbe emerso un aspetto inverosimile sulla personalità di Miriam, che le non lo avrebbe mai fatto e bla bla bla. Come se il personaggio di Miriam fosse reale e lo conoscessi intimamente… e in parte era così, per chi racconta una storia i personaggi diventano veri.

Lui ha accettato la cosa e in parte ho intuito che gli piaceva proprio l’idea che mi prendessi delle licenze poetiche, che le novelization diventassero qualcosa di autonomo rispetto ai film pur conservandone lo spirito e la fedeltà narrativa.

Con il successivo … E tutto il buio che c’è intorno, le libertà narrative sono aumentate. A parte qualche dettaglio negli omicidi (anche per esigenze di realismo: al cinema puoi pure esagerare con le libertà narrative in situazioni blood & gore, in un racconto letterario ti sgamano subito se abbondi con le inverosimiglianze), ho inserito un vero e proprio siparietto onirico (e molto macabro, mi gustava l’idea di far prendere alla narrazione una piega più orrorifica rispetto al trattamento cinematografico) assente dal soggetto che mi aveva girato Pupi.

Dato che una sceneggiatura vera e propria ancora non c’era, chiaramente ho raccontato la vicenda come volevo io, rispettandone le linee generali ma arricchendo storia e personaggi di tutti quegli elementi che vengono dritti dal mio, di immaginario, più che da quello di Oggiano. A lui questa scena inedita è piaciuta moltissimo, non l’ha inserita nel film e va benissimo così.

Abbiamo fantasie diverse, per cui è normale il confronto di idee e il compromesso da ambo le parti: a lui è piaciuta tanto la mia novelization, a me è piaciuto in egual misura il film che ha girato.

Corrado Artale

Infine, Contro un iceberg di polistirolo: qui la situazione è particolare, l’unico caso in cui sono stato contemporaneamente co-autore della sceneggiatura e ho scritto la novelization. Trattandosi del capitolo conclusivo di un’esalogia cinematografica (tutte e sei le storie, i film di Pupi e le novelization alternativamente realizzate da me e Gabriele Farina sono narrazioni autonome, ma collegate anche fra loro da una sorta di continuity), il regista ci teneva che lo script fosse un lavoro corale, quindi ci abbiamo messo mano tutti: io, Pupi, Farina e Antonio Tentori.

Per cui, occuparmi anche della novelization implicava il confrontarmi non solo con quanto scritto dagli altri, ma anche con il mio contributo, rielaborare il tutto per farlo funzionare sulla carta… e metterci del mio, come sempre.

Mi sono divertito a pigiare ancora di più sul tasto delle invenzioni fantastiche, che tanto per gli effetti speciali in un romanzo non hai le restrizioni di budget con cui deve fare i conti un’opera cinematografica; ho riadattato quanto raccontato da altri secondo le mie esigenze, rielaborando pure invenzioni mie e cercando di migliorarle. In tutti i sensi.

Mi ero accorto che Pupi aveva rivisto una delle cose scritte da me, inserendoci una sorta di gag con un personaggio femminile che improvvisava uno strip-tease pronunciando la battuta “bisogna mettersi… a nudo!”. Non mi piaceva molto, sarò onesto: l’umorismo nero era la regola del gioco, io stesso ci avevo inserito situazioni volutamente ridanciane… ma questo mi sembrava eccessivo, faceva troppo commedia sexy anni ’70 all’italiana. Nel mio romanzo l’ho modificata, prendendo talmente alla lettera l’idea di “mettersi a nudo” da sfociare in una delle cose più splatter e disgustose che abbia mai scritto.

A Pupi è piaciuta molto… e a me è piaciuta la scena originale, quando ho visto il film montato. Era riuscito a trasformarla in qualcosa di ironico ma allo stesso tempo minaccioso, per niente ridicolo. Chapeau.

… non crederete davvero che i personaggi che creiamo si assoggettino di buon grado a quello che ci aspetteremmo da loro, vero? Fanno un po’ come pare a loro, sono delle prime donne.

Concedete loro lo spazio che richiedono alla vostra immaginazione e ve ne accorgerete… Non dite che non eravate stati avvisati.

Corrado Artale, classe 1970, docente, vive a Torino.

Cura la sezione letteraria del TOHorror Film Fest, evento dedicato al cinema e alla cultura horror e fantastica in generale.

Autore di articoli sul cinema, racconti dell’orrore, sceneggiature (ha collaborato alla realizzazione del film Nel ventre dell’enigma di Stefano Pupi Oggiano) e tre novelization (La paura trema contro, … E tutto il buio che c’è intorno, Contro un iceberg di polistirolo), ha scritto a quattro mani con il romanziere Stefano Di Marino un saggio sul cinema sexploitation anni ’70, Tutte dentro (Bloodbuster, collana “I Ratti”). Ha anche collaborato alla realizzazione del testo Pupi Avati – Il cinema dalle finestre che ridono, curato da Luca Servini e dedicato al cinema fantastico del noto regista bolognese (Edizioni Il Foglio).

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