Madeleine proustiana a colazione

Lo abbiamo sempre saputo: le nostre penne sono coraggiose e generose: affidano le loro storie al mondo e rivelano a chi legge universi intimi e sconfinati.

Con questi articoli sul nostro blog, però, abbiamo scoperto ancora più profondità, ancora più voglia di condividere esperienze e segreti di scrittura… e tutto questo è bellissimo.

Dalle nostre autrici e dai nostri autori, una volta di più, impariamo moltissimo e riceviamo nuova energia, nuovi stimoli per il nostro lavoro e i progetti che verranno.

L’articolo che segue ne è un esempio… Quindi grazie di cuore, grazie sempre, ed ecco a voi Elena Forno!

Madeleine proustiana a colazione
Le storie vengono a trovarci nel buio… e illuminano i sogni

Madeleine proustiana a colazione

Da tempi immemori, quando mi sveglio la mattina, aperti gli occhi, inizio a sentire come delle voci che si muovono nella testa: non sono affetta da alcuna forma di schizofrenia paranoide e neppure sono una prescelta dalla divinità per divulgare qualsivoglia verbo che svelerebbe l’origine del Big Bang.

La notte cova in me una forma febbrile di eccitazione e inietta nelle vene un’ispirazione che sblocca pensieri, parole, opere o missioni, ma non ho colpe da espiare se io spesso mi sveglio così, con una canzone in testa e un’urgenza narrativa da espletare.

Chi dorme con me lo sa: meglio che io afferri la penna o una tastiera e metta giù le parole per non perdere, nell’alba del risveglio, le idee sussurrate all’orecchio da Morfeo.

Illustrazione di GEC

Per me scrivere è una pratica vitale di risveglio dal sonno atavico in cui la coscienza sopita si culla e dorme su allori dorati di frasi fatte e benpensanti, si gratta il naso nella zona confort dei cuscinoni IKEA ben disposti sul divanone della comodità del caminetto borghese.

Io mi sveglio con una rivoluzione tale che il fuoco sacro mi spinge a dare un senso di libertà a parole spesso intrappolate in gola che per il quieto vivere non hanno trovato una cassa di risonanza.

Le frasi morsicate sulla lingua sono scese nel diaframma ammutolite, le parole ingoiate – per non sputare concetti in faccia a nessuno – giacciono imbavagliate, ma in me un moto espressivo incontrollabile le fa esplodere nelle dita dando forma al risveglio dell’anima attraverso l’arte e la cultura.

È un dono agli altri di pensiero profondo o leggero, che si è depositato in un magazzino della memoria e che poi ha preso vita nella notte, lavorando in testa riflessioni, ragionamenti, cercando fonti e scavando dietro a scaffali, togliendo polvere da sotto i tappetti con frasi che danno aria e aprono le finestre dell’arte nelle stanze della scrittura.

Si aprano le danze, signori e signore siete tutti invitati a dire la vostra!

Inizio a giocare con le parole, faccio chunking spezzettando i periodi. Faccio puzzle, unendo musicalità e semiotica, alla ricerca di un significato di senso per frasi, racconti e storie.

L’anima nella notte ha tramato note e parole e ha cercato nel jukebox della memoria qualche strofa che tramutasse la sua voce in poesia o narrazione compiuta di un fatto vissuto, di un profumo sentito o una pagina letta.

La memoria involontaria muove in me una danza di pura emozione e urgenza, che poi diventa scrittura.

Elena Forno

Cosa muove uno scrittore o una scrittrice? Chi lo sa?

A mio parere, non ci sono formule, format che possano dare una risposta da consegnare ai sondaggi, ognuno è mosso da leve diverse e la mia spinta è dare voce alle anime creative che mi corrono dentro al corpo.

Ma non è una danza improvvisata, c’è esercizio costante della tecnica e della ricerca, c’è pensiero, sangue e sudore sui libri, sulla carta, sulla tastiera, nelle biblioteche e nelle stanze silenziose della solitudine, alla ricerca del mio tempo perduto.

Il cuore batte forte.

Elena Forno

Elena Forno è nata nel 1976 e vive a Torino.

Laureata in Storia Contemporanea, lavora in ambito amministrativo presso UniTo. Da sempre appassionata di libri, scrittura, teatro e cinema, crede ancora che la rivoluzione si possa far parlando.

Ha fatto parte della giuria giovani della 51a edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

È stata premiata in occasione del cinquantesimo anniversario della Resistenza con il testo teatrale L’ora del lupo.

Collabora con diverse associazioni a progetti di teatro civile e cittadinanza attiva, in particolare sulle periferie, il carcere e gli ultimi della Storia (Orme Scuola di Arti Sceniche e Impegno civile, Avvalorando).

Ha fondato e dirige con Chiara Avidano l’associazione culturale Compagne di Banco con cui salva libri, salva parole e crea nuove visioni di comunità.

Madeleine proustiana a colazione
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