4 sorsi… d’autore: continuano le interviste in Fiaschetta!

4 sorsi… d’autore: continuano le interviste in Fiaschetta!

Ben ritrovati amici!

L’inverno e le Feste sono alle porte e noi ci stiamo preparando (per esempio, date un’occhiata alle distribuzioni della spesa alla Casa del Quartiere, in compagnia dei produttori locali e degli amici dell’Alveare di San Salvario): questo sarà il nostro primo Natale e siamo felici, grati, emozionati e onorati di condividerlo con tutti voi , che ci regalate (non solo a Natale) fiducia, confronti ed energia.

Grazie ai lettori, all’intera filiera editoriale, alle realtà del nostro territorio, ai professionisti appassionati… e grazie naturalmente ai nostri autori, che ogni giorno ci insegnano qualcosa, ci offrono spunti, visioni e storie.

Queste interviste non sono soltanto un salotto virtuale, vivace e confortevole in cui ospitarli, un caffè letterario ricco di assaggi e di anticipazioni, ma anche un modo per ringraziare ancora una volta la nostra “scuderia” e condividere con chi sta dall’altra parte dello schermo l’immensa fortuna di lavorare con persone speciali.

Scrittori in Barrique o in Fiaschetta, di narrativa, di gialli-noir o trame per ragazzi: tutti talentuosi, tutti originali, tutti unici… tutti da leggere e rileggere!

Oggi ve ne presentiamo altri quattro… anzi, cinque!

4 sorsi d'autore

Eccoli!

Sotto l’ala di Lilith di Roberta Anau

Roberta, quanto c’è di Lilith (come donna e come civetta) in te e nella tua scrittura?
Ordunque: Lilith è stata la prima “femminista”, disobbediente e polemica. E questo mi corrisponde. Ma c’è di più. Lilith come civetta è il mio tranquillante, il simbolo della saggezza e della calma che non ho. Appollaiata sulla mia spalla è l’ombra di Athena, è in qualche modo il mio Super-Io, quasi come il ricordo di mia madre.
Ma è anche il mio libro dell’Es, quella che mi rammenta le mie pazzie, le mie ribellioni, quelle riuscite e quelle mancate, le stupidate fatte e quelle per fortuna non concretizzate.
È l’essere ebrea dentro, con tutto l’insopportabile accumulo di millenni di storia.
È una linea di pensiero costante che si confonde con il mio Io, Roberta che impazza da una vita tra creatività e depressione, tra cambiamenti e abitudini, tra fatica e desiderio di nullafacenza, magari sognando di contemplare il mondo appollaiata sul ramo di un albero o facendo “baboia” infrattata dentro un comodo camino spento o posata su una spalla accogliente a insegnare ai gatti ad arrampicarsi (ai gat a rampièse).
Lilith in sostanza è una di quelle belle fiaschette, piatte, foderate, estraibile dalla tasca nei momenti di necessità a corroborare lo spirito smorto, a ravvivare i precordi e a scacciare il nemico, che non ho ancora capito chi sia. Ma c’è.
Amen

 

Chiaro di luna di Andrea Castaldi 

Andrea, Chiaro di luna è il tuo primo racconto: come descriveresti questa esperienza?
Da lettore apprezzo molto le raccolte di racconti. In alcune ho trovato e ammirato la maestria dell’autore nel costruire in poche pagine una storia intensa, coinvolgente e spesso stupefacente. La brevità prima di tutto: la capacità di condensare in poche pagine mondi e microcosmi dotati di vita propria. Forse è stata la sincera ammirazione per i grandi autori di racconti a tenermi a debita distanza da questa forma di scrittura. Ne avvertivo la minaccia, un banco di prova che avrebbe potuto assecondare e potenziare le molte insicurezze che mi accompagnano nell’esercizio narrativo.
La spinta a cimentarmi su quel fronte dopo aver scritto 5 romanzi polizieschi è arrivata dall’esterno. Non è stata una mia iniziativa. Sono stato incoraggiato a scrivere un racconto.
Romanzo e racconto sono strumenti molto diversi attraverso i quali lo scrittore si rivela. Nel primo caso si ha a disposizione il tempo e lo spazio. La storia diviene tale nel tempo, che può essere molto lungo, articolandosi su più aspetti non previsti dal “canovaccio” di partenza; il numero illimitato di pagine offre poi lo spazio necessario per costruire il mondo letterario, l’ambiente fisico ed emotivo in cui la storia si manifesta e concretizza.
Il racconto, dal mio punto di vista, deve assolvere a tutte le funzioni del romanzo sopraesposte dando priorità alla concisione narrativa.
Affrontando il primo racconto ho scoperto che nella mente dell’autore deve esserci il romanzo nella sua piena espansione spazio-temporale. Il racconto nasce dalla condensazione del “romanzo mentale”. Tutto ciò che viene a mancare, tutto il non-scritto è puro spazio ri-creativo offerto al lettore.
Può sembrare pigrizia, ma in realtà, a parer mio è il trionfo della storia o delle storie che possono dispiegarsi con immediatezza, in tutta la loro forza secondo la sensibilità e la visione del mondo che ciascuno di noi possiede.
Scrivere racconti è stato per me tornare al senso originale e sincero dell’attività letteraria: una storia da raccontare.

 

Dal Kenya a Parigi in due sogni di Barbara Del Sordo

Barbara, Bes entra nei sogni dei più piccoli e li aiuta a realizzare i desideri e a superare le paure… Ma cosa sogna Bes?
Bes sogna di sognare e far continuare a sognare tutte le persone che lo inviteranno nei loro sogni, facendo vivere loro avventure bellissime dove poter immaginare, creare e realizzare qualsiasi desiderio. Bes vuole essere non solo il loro “elfo dei Bei Sogni”, ma sopratutto un fedele amico, un Barone di Münchausen stravagante e un po’ pazzerello; sogna di poter essere per ogni suo sognatore una presenza importante e costante come il Grillo Parlante di Pinocchio o Mushu il draghetto rosso di Mulan. Sogna di poter vivere la sua vita come Marco Polo o Charles Darwin e continuare a meravigliarsi del nostro mondo.
Ma il sogno più importante per lui è riuscire a unire il “Mondo di Dentro “ e il “nostro mondo”, cercando di farci comprendere che ognuno di noi è unico. Bes non ha solo un sogno, ma un compito: riunire tutti noi esseri viventi, senza alcun pregiudizio di religione, etnia o specie! Bes vuole sognare con noi non solo perché è un viaggiatore nato, curioso, amante delle avventure e del buon cibo, ma per dimostrarci che ogni volta che conosciamo una persona nuova è come se iniziassimo a esplorare un nuovo luogo, anzi, come direbbe lui, un “ nuovo mondo”.

 

L’ultima notte di Dragut di Nero & Milla

Nero, L’ultima notte di Dragut è la storia di una possibile versione della Storia: quanta libertà consente il racconto storico?
Pare strano dirlo, ma io trovo che il romanzo di ambientazione storica garantisca una libertà straordinaria. Perché bisogna far immaginare al lettore un mondo e un’epoca che non ha visto. Certo, bisogna attenersi alla realtà storica, non è che posso mettere in mano a Dragut un fucile a ripetizione. Però, dal momento che la storia ci arriva da fonti diverse, da cronache anche molto differenti tra loro, per me diventa bellissimo provare a riempire i buchi, inventare o immaginare il non narrato, il sottinteso. E questa è già avventura fin dall’inizio. La boxe ha un regolamento che solo in apparenza è semplice e bisogna attenersi scrupolosamente: ma tutto ciò che non è vietato è permesso e allora si può anche inventare nuovi modi di portare i colpi. La scrittura è uguale.

Milla, com’è stato immedesimarvi in personaggi così lontani nel tempo?
Entrare nelle vite degli altri e raccontarle è un’opportunità e una responsabilità: un autore ha la possibilità di vivere (e di far vivere ai lettori, si spera!) un numero infinito di esistenze, di compiere imprese grandi e piccole che non fanno parte della sua quotidianità (non so voi, ma io non me la sentirei di ordinare l’assedio di Malta…), di attraversare oceani e secoli… restando nel suo giardino, al sole o nella bruma, a contemplare i gatti e le rose. Ma c’è anche un altro fattore, dicevo: di quelle storie, di quelle vite, bisogna aver cura, trattarle con il rispetto e l’attenzione che meritano. E la stessa considerazione va riservata a chi legge. Quando poi i personaggi sono così distanti da noi nel tempo, occorre aggiungere l’attendibilità storica, una ricerca ancora più profonda, pur potendo giocare, come ha scritto Nero, con il non narrato e il sottinteso. Insomma, gli scrittori, a modo loro, sono dei supereroi: da un grande potere derivano grandi responsabilità!

 

Grazie per questa chiacchierata… Buon viaggio e buone letture a tutti voi!

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