Il crimine (e il thriller) non è mai in lockdown

Il crimine (e il thriller) non è mai in lockdown

crimine in lockdownAbbiamo vissuto settimane di quarantena, di negozi chiusi, cambiamenti radicali e sguardi sospettosi (e un po’ spaventati) dietro alle mascherine.

Ora siamo in fase 2, ci stiamo riaprendo alla (nuova? più consapevole? chissà!) quotidianità, con regole da seguire e desideri che dovranno pazientare ancora prima di realizzarsi – quanto ci mancano le fiere… ma non divaghiamo.

Facciamo però un passo indietro, a quei giorni “gelati” e bui: cosa accadeva dietro certe porte sprangate? Cosa si celava in taluni locali apparentemente vuoti? E soprattutto, cosa accadeva nella testa degli scrittori, in particolare di quelli cresciuti a pane e thriller?

Insomma, anche il crimine (letterario e non) era in quarantena?

La risposta, lo spoiler, è già nel titolo di questo articolo, ma scendiamo nel dettaglio…

Nella città blindata (e nella mente di un autore) c’è una vita sotterranea e pericolosa!

Un noir dev’essere figlio del suo tempo, ormai dovremmo saperlo, lo stesso Andrea Monticone lo ha ricordato nella sua video-lezione di scrittura creativa noir in occasione dell’Italia Book Festival. Ma certe storie ci sorprendono, nascono sulla scia di un’idea, sul filo di un rasoio e colpiscono con la forza… di un’Ascia.

Va bene, va bene, arriviamo al punto: il 21 maggio uscirà in tutta Italia, in libreria, negli store on-line e in parallelo anche in edicola e in formato ebook, Carne mangia carne.

Incontro con l'autore da casaChi ci conosce sa già che ogni anno pubblichiamo una nuova indagine del colonnello Gabriele Sodano: in questo strano maggio 2020, con la Fiaschetta numero 20, eccezionalmente brossurata per l’occasione, lo scrittore e giornalista Andrea Monticone scombina i piani e ci regala una trama che non poteva nascere se non qui e ora, una “instant novel” che fotografa una città vuota e immobile solo a un primo sguardo… perché sotto la superficie ardono fuochi mai spenti e il delitto non abbassa mai la serranda, anzi.

Un esperimento narrativo figlio del suo tempo proprio come il genere noir, una delle reazioni possibili a questa situazione, il mondo interiore di un autore che, da casa, si fonde al mondo di fuori e lo ridipinge… con tinte non così lontane dalla realtà.

Ma soprattutto un’ulteriore prova che la letteratura fa bene e fa del bene: lo scrittore devolverà infatti i diritti d’autore di questo volume a sostegno della Croce Rossa Italiana, in prima fila nell’emergenza Coronavirus.

Andrea Monticone vi darà un assaggio del suo Carne mangia carne il 22 maggio alle ore 21, in occasione dell’“Incontro con l’autore da casa”, in diretta Facebook dalla pagina della Biblioteca Civica di San Damiano d’Asti.

Assieme a lui ci sarà lo scrittore sandamianese Alessandro Furlano, modererà la serata la nostra editrice Francesca Mogavero: una chiacchierata all’insegna del giallo, della scrittura e del territorio!

E ora la parola allo scrittore… anzi, a uno dei suoi personaggi!

Andrea Monticone è caporedattore del quotidiano CronacaQui e Premio Vitaliano Brancati 2020 per il giornalismo, con una lunga esperienza di cronaca tra Torino e Milano: poteva non mettere “sotto torchio” uno dei suoi personaggi?

Lasciamoli dialogare…Andrea Monticone

Ambra Laurenti è capodipartimento della Dia, la direzione investigativa antimafia, a Torino. La prima cosa che colpisce è la sua giovane età in rapporto a un ruolo così impegnativo. Snella e atletica, ha nel suo ufficio diverse foto che raccontano del suo passato agonistico. Il suo viso è serio quanto il suo tailleur pantalone blu scuro, ma tranquillo, parla con voce pacata.

Vicequestore Laurenti, è raro vedere una donna della sua età ai vertici di una sezione investigativa…
La prego, preferisco non parlare di questo. E comunque è molto meno raro di quanto si pensi. Il fatto è che certe cose bisogna saperle vedere e collocare nella giusta prospettiva.

Ci spieghi: cos’è la Dia?
È un organo investigativo multiforze, che risponde alla Dda, la direzione distrettuale antimafia della procura. Qui a Torino, per esempio, abbiamo competenze sull’intero distretto piemontese. Multiforze, le dicevo, perché tra gli investigatori e gli analisti abbiamo personale di polizia, dei carabinieri, della guardia di finanza.

E di cosa si occupa la Dia?
L’antimafia è il nostro lavoro. Ma siamo, qui ci tengo a sottolinearlo, soprattutto analisti: noi non seguiamo il singolo delitto in sé e per sé, ma il personaggio criminale, la struttura criminale. Una parte fondamentale del nostro lavoro è l’indagine preventiva: monitoriamo i settori dove l’infiltrazione criminale può avvenire e anche i gruppi della criminalità organizzata, le loro attività. Inoltre collaboriamo con divisioni investigative estere, come l’Interpol, per quei fenomeni che escono anche dai confini, come l’influenza e l’attività della ‘ndrangheta, per esempio.

Come è cambiata la mafia?
Non c’è una sola mafia. Le organizzazioni storiche si sono trasformate e oggi abbiamo i ‘colletti bianchi’ della mafia, spesso i figli o i mafiosi più giovani che hanno studiato e usano le loro competenze per creare business puliti, ma finanziati inizialmente con i proventi di attività come traffico di stupefacenti, usura, riciclaggio.

E la mafia nigeriana?
È, al pari di altri fenomeni, uno dei pericoli maggiori relativamente nuovi. I gruppi criminali stranieri hanno una loro struttura e una loro finalità, ma hanno mutuato dai collegamenti con quelli nostrani una certa capacità di penetrare il territorio e assoggettarlo.

Ci parli del colonnello Sodano: è il suo vice?
No. Il tenente colonnello Gabriele Sodano è un ufficiale dei carabinieri che è stato temporaneamente assegnato alla Dia nel corso di una vecchia indagine, ma non è il mio vice e non ricopre un ruolo apicale.

È normale che un ufficiale del suo grado non abbia incarichi di comando?
In effetti è inusuale. Qui alla Dia, però, i gradi contano relativamente, perché il nostro lavoro è fatto in équipe, ognuno svolge una parte per quelle che sono le sue competenze. Certo, la responsabilità finale è mia, ma ho validi collaboratori. Il colonnello Sodano è uno di questi. Però se posso permettermi, trovo strano anch’io che non sia stato chiamato a un ruolo più adeguato al grado.

Si dice che il colonnello Sodano abbia una carriera a dir poco particolare. È stato al centro di numerose indagini, ha ottenuto brillanti risultati ma con metodi poco ortodossi.
Del colonnello so quello che ho letto nel suo fascicolo e quello che vedo ogni giorno.

Che persona è?
Non parlo della vita privata, né della mia né di quella dei miei uomini. In ogni caso, non è un uomo che parli volentieri del suo passato.

Dicono che abbia un carattere difficile.
Questo posso confermarlo. Ma gli uomini con cui lavora lo rispettano. È un leader inconsapevole.

Possiamo chiederle come mai lo chiamano ancora tutti “capitano”?
Credo sia un suo vezzo. Qui da noi lo chiamano ‘capo’ o ‘capitano’ e gli danno del tu.

Quali sono i problemi maggiori, se ci sono, di lavorare con un personaggio come lui?
Principalmente la musica rock che ascolta ad alto volume anche in ufficio (ride). E di fatto la tendenza all’indisciplina. Il suo rapporto con la magistratura, per esempio, non è per così dire all’insegna della diplomazia. Il vantaggio è che è un investigatore capace, testardo, in grado di trovare collegamenti tra i fatti che mi fanno pensare all’istinto più che al ragionamento, tanto è rapido.

In quest’ultima indagine, lei ha un ruolo molto attivo, lei è un capo in prima linea?
Vorrei esserlo. Non voglio essere solo la destinataria ultima di un rapporto da firmare.

L’indagine in questione è stata condotta con l’aiuto di un altro personaggio discusso, il commissario Tonio Natuzzi.
Anche nel suo caso, mi attengo al suo fascicolo. È un funzionario di polizia decorato. E va d’accordo con il colonnello Sodano, e già non è poco.

Curiosi di saperne di più?
Incontriamoci su Facebook il 22 maggio
… e intanto correte in libreria e raccontateci cosa ne pensate!
Grazie a tutti voi, ad Andrea Monticone e ad Ambra Laurenti per averci fatto compagnia,
buon viaggio e buone letture!

Il crimine (e il thriller) non è mai in lockdown
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